Le falsità sul quesito n. 3 dei referendum sul lavoro smontate punto per punto

“La precarietà non si elimina con i referendum". 

E perché no? Chi l’ha detto? 

Lo sostengono al solito i detrattori che mischiano le carte e confondono le acque, chi vuole che la norma non sia abrogata, chi pensa che la precarietà vada bene (ovviamente sulla pelle dei lavoratori), chi dice che cambiare non è vantaggioso (ma lo è per le aziende).

Invece è falso. 

Cancellare quella parte della legge ridurrà la precarietà. Certo non la eliminerà, ma potrà limitarla. Se diventa obbligatorio indicare una causale quando si stipula un contratto di meno di 12 mesi, cioè se si deve mettere per iscritto perché si assume per meno di un anno una persona legando questo perché alla casistica prevista dai contratti collettivi, si circoscrive molto il ricorso ai rapporti di breve e di brevissima durata.

“Ci saranno minori opportunità d’impiego per i giovani". 

È pura propaganda. 

È proprio con il miraggio delle opportunità e con l’illusione di creare più posti di lavoro che la precarietà è stata sdoganata, trasformata in normalità. Ma numerosi studi e ricerche hanno dimostrato che in Italia non è andata così: a maggiore flessibilità dei lavoratori non è corrisposta maggiore occupazione.

Al contrario, cancellare quegli articoli di legge eviterà l’abuso dei contratti a termine senza motivazione, proteggerà i lavoratori dal rischio di precarietà continua, rafforzerà il principio che il contratto standard deve essere a tempo indeterminato.

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