Fabriano, Novara, Taranto, Gualdo Tadino. Quattro nomi diversi, quattro vertenze diverse, ma un'unica traiettoria che attraversa il Paese da nord a sud.

A Fabriano la Beko chiude ancora reparti e mette in cassa integrazione centinaia di lavoratrici e lavoratori, in una città che con l'elettrodomestico ha costruito l’identità anche sociale, sicuramente l’urbanistica.

A Novara le Officine Nicolazzi annunciano licenziamenti che cancellano posti di lavoro qualificato. Sul fronte dell'acciaio, Federacciai e la newco dell'ex Ilva continuano a interrogarsi su un futuro che, dopo anni di commissariamenti e promesse, resta sospeso.

A Gualdo Tadino la Saxa Gres, storica fabbrica di ceramiche, si trova di fronte a un'ennesima crisi che rischia di spegnere un altro pezzo di manifattura italiana.

Sono vertenze distanti geograficamente, diverse per settore e per dimensioni, ma raccontate quasi sempre come casi a sé: la crisi di un territorio, la vertenza di una fabbrica, l'ennesimo tavolo al Mimit. È una lettura comprensibile, perché dietro ogni sigla c'è una comunità che rischia di perdere lavoro, reddito, futuro, e la dimensione locale della vicenda è quella che più immediatamente coinvolge chi la vive.

Ma fermarsi a questo livello significa non vedere ciò che sta accadendo davvero. Elettrodomestici, meccanica, acciaio, ceramica: sono pezzi diversi della stessa filiera industriale italiana, quella che negli ultimi decenni ha retto l'export e occupato intere province, e che oggi mostra segnali di cedimento simultanei. Non si tratta di episodi isolati imputabili a singole cattive gestioni aziendali, ma di un sistema produttivo che fatica a reggere la transizione tecnologica ed energetica, la concorrenza internazionale, l'assenza di una politica industriale nazionale capace di orientare investimenti e riconversioni. Ogni vertenza, presa singolarmente, rischia di essere derubricata a fatto locale, da gestire con un tavolo ministeriale e qualche ammortizzatore sociale. Ma la somma di questi fatti locali è, appunto, una crisi industriale nazionale.

Per questo, accanto alla legittima e necessaria preoccupazione per ogni singolo territorio, serve alzare lo sguardo. Serve chiedere al governo e alle istituzioni europee una visione d'insieme, che non tratti Fabriano, Novara, Taranto e Gualdo Tadino come casi separati, ma come sintomi dello stesso problema: la mancanza di una strategia che tenga insieme lavoro, energia, innovazione e sovranità produttiva. Senza questo sguardo complessivo, ogni vertenza continuerà a bruciarsi da sola, mentre il Paese perde, un pezzo alla volta, la propria capacità di produrre.

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